Alter Ego
DROGA E CERVELLO

Prefazione

A cura del Prof.
Alessandro TAGLIAMONTE
Istituto di Farmacologia
Universita' degli Studi di Siena

Lo Zenone di Marguerite Yourcenar definisce il cervello un alambicco dove si distilla l'anima. E' una definizione che molti ricercatori impegnati nelle neuroscienze vorrebbero propria, Ad essi interessa capire il processo di quella distillazione, per cui sono impegnati a studiare la struttura dell'alambicco e le eventuali differenze tra alambicchi, che definiscono interindividuali. Essi studiano varie sostanze distillabili (stimoli), cercando di stabilire se e quando il prodotto finito (risposta/comportamento) sia ripetibile e, eventualmente, se e in che modo lo stimolo sia capace di modificare l'alambicco stesso.
Spesso utilizzano stimoli artificialmente costruiti per ottenere risposte controllabili; ne studiano gli effetti immediati (acuti), protratti e, con maggior interesse, quelli conseguenti a esposizioni ripetute (cronici). Si e' cosi' appreso che l'alambicco/cervello puo' essere strutturalmente modificato anche stabilmente dagli stimoli che recepisce: addirittura, l'elaborazione da parte sua di uno stimolo puo' coincidere con una sua modificazione. Per cui, dopo aver distillato certi stimoli, un cervello spesso modifica la sua risposta sia allo stimolo modificante che ad altri stimoli apparentemente con esso non correlati.
Il neurobiologo ha difficolta' a privilegiare il cervello rispetto agli stimoli, siano essi ambientali che interiori, e considera le risposte non in termini di anima ma di criteri di valutazione di una funzione d'organo. Il religioso privilegia il prodotto finito perché espressione dell'anima e non epifenomeno d'una funzione d'organo. Il materialista privilegia nella sua analisi le sostanze da distillare, cioe' l'ambiente, che attraverso i suoi stimoli influenzerebbe in termini quasi deterministici i comportamenti di un individuo, indipendentemente dalle caratteristiche dell'alambicco.
Il religioso ha il mandato di salvare le anime e il politico quello di promuovere o imporre il suo modello di societa' civile. Con tali mandati e' difficile agire entro limiti rispettosi di interessi e opinioni altrui. Nella accezione religiosa o politica il tossicodipendente e' un disadattato, peccatore o vittima di una societa' ingiusta, e il rimedio alla sua condizione deve essere salvifico. Tale rimedio pero' non esiste, poiché la tossicodipendenza e' malattia cronica ad andamento recidivante, in certe forme controllabile clinicamente con farmaci, ma non eradicabile. Questa risposta del medico e' scarna, lascia poche illusioni, mentre il tema tossicodipendenza acquista una maggiore audience se trattato con enfasi da chi propone soluzioni definitive che passano attraverso percorsi di ristrutturazione della personalita' o sovvertimenti radicali della societa'.
Queste diverse posizioni potrebbero facilmente essere integrate nella visione biologica. Infatti, a detta di Tommaso d'Aquino, l'anima e' puro spirito e non si ammala. Per cui, i disturbi del comportamento non sono malattie o segni di sofferenza dell'anima, ma qualcosa di fisico. Corpora non agunt nisi fluxata: anche i farmaci che alterano il comportamento hanno necessita' di un substrato molecolare con cui interagire.
Gli stimoli ambientali e interiori, quali i ricordi carichi di emotivita', agiscono sugli stessi substrati molecolari con cui interagiscono gli psicofarmaci. In certe condizioni uno stimolo ambientale puo' produrre effetti e modificazioni profondi: stress intensi e ripetuti giungono a superare i limiti di adeguamento di qualunque cervello, producendo gravi forme di patologia psichiatrica. Allo stesso modo, alcuni psicofarmaci, quali le sostanze d'abuso, sono in grado di produrre modificazioni cerebrali a livello subcellulare e molecolare che si traducono in gravi e durature alterazioni del comportamento. L'ambiente e', quindi, potenzialmente patogeno anche per il cervello, sia tramite stimoli emotivi di intensita' e durata superiori alle capacita' di adattamento dell'individuo, sia come fonte di sostanze psicoattive.
Tutti questi stimoli agiscono sulle funzioni piu' complesse del cervello: quelli del quotidiano modificano lentamente le connessioni tra neuroni tramite i processi adattativi di apprendimento e memoria. Quelli eccezionali per contenuto e intensita', inducendo delle modificazioni profonde, vere forme di patologia del comportamento, verosimilmente perché superano le capacita' adattative del sistema nervoso.
Dette capacita' adattative non sono le stesse per tutti gli individui e le differenze hanno una base genetica, innegabile anche se non sempre dimostrata, e una appresa, culturale o adattativa. Per cui il privilegiare l'individuo rispetto all'ambiente, o viceversa, non ha senso se non per motivi strumentali alla didattica. Chi lo fa aprioristicamente e non accetta il dialogo, si pone in una posizione dogmatica di rifiuto del nuovo che e' incompatibile col progresso scientifico.

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Numeri Speciali M.U.R.S.T. "Il Cervello e le sue Droghe": ARGOMENTI

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