Lo Zenone di Marguerite
Yourcenar definisce il cervello un alambicco dove
si distilla l'anima. E' una definizione che molti
ricercatori impegnati nelle neuroscienze vorrebbero
propria, Ad essi interessa capire il processo di
quella distillazione, per cui sono impegnati a studiare
la struttura dell'alambicco e le eventuali differenze
tra alambicchi, che definiscono interindividuali.
Essi studiano varie sostanze distillabili (stimoli),
cercando di stabilire se e quando il prodotto finito
(risposta/comportamento) sia ripetibile e, eventualmente,
se e in che modo lo stimolo sia capace di modificare
l'alambicco stesso.
Spesso utilizzano stimoli artificialmente costruiti
per ottenere risposte controllabili; ne studiano
gli effetti immediati (acuti), protratti e, con
maggior interesse, quelli conseguenti a esposizioni
ripetute (cronici). Si e' cosi' appreso che l'alambicco/cervello
puo' essere strutturalmente modificato anche stabilmente
dagli stimoli che recepisce: addirittura, l'elaborazione
da parte sua di uno stimolo puo' coincidere con
una sua modificazione. Per cui, dopo aver distillato
certi stimoli, un cervello spesso modifica la sua
risposta sia allo stimolo modificante che ad altri
stimoli apparentemente con esso non correlati.
Il neurobiologo ha difficolta' a privilegiare il
cervello rispetto agli stimoli, siano essi ambientali
che interiori, e considera le risposte non in termini
di anima ma di criteri di valutazione di una funzione
d'organo. Il religioso privilegia il prodotto finito
perché espressione dell'anima e non epifenomeno
d'una funzione d'organo. Il materialista privilegia
nella sua analisi le sostanze da distillare, cioe'
l'ambiente, che attraverso i suoi stimoli influenzerebbe
in termini quasi deterministici i comportamenti
di un individuo, indipendentemente dalle caratteristiche
dell'alambicco.
Il religioso ha il mandato di salvare le anime e
il politico quello di promuovere o imporre il suo
modello di societa' civile. Con tali mandati e'
difficile agire entro limiti rispettosi di interessi
e opinioni altrui. Nella accezione religiosa o politica
il tossicodipendente e' un disadattato, peccatore
o vittima di una societa' ingiusta, e il rimedio
alla sua condizione deve essere salvifico. Tale
rimedio pero' non esiste, poiché la tossicodipendenza
e' malattia cronica ad andamento recidivante, in
certe forme controllabile clinicamente con farmaci,
ma non eradicabile. Questa risposta del medico e'
scarna, lascia poche illusioni, mentre il tema tossicodipendenza
acquista una maggiore audience se trattato con enfasi
da chi propone soluzioni definitive che passano
attraverso percorsi di ristrutturazione della personalita'
o sovvertimenti radicali della societa'.
Queste diverse posizioni potrebbero facilmente essere
integrate nella visione biologica. Infatti, a detta
di Tommaso d'Aquino, l'anima e' puro spirito e non
si ammala. Per cui, i disturbi del comportamento
non sono malattie o segni di sofferenza dell'anima,
ma qualcosa di fisico. Corpora non agunt nisi fluxata:
anche i farmaci che alterano il comportamento hanno
necessita' di un substrato molecolare con cui interagire.
Gli stimoli ambientali e interiori, quali i ricordi
carichi di emotivita', agiscono sugli stessi substrati
molecolari con cui interagiscono gli psicofarmaci.
In certe condizioni uno stimolo ambientale puo'
produrre effetti e modificazioni profondi: stress
intensi e ripetuti giungono a superare i limiti
di adeguamento di qualunque cervello, producendo
gravi forme di patologia psichiatrica. Allo stesso
modo, alcuni psicofarmaci, quali le sostanze d'abuso,
sono in grado di produrre modificazioni cerebrali
a livello subcellulare e molecolare che si traducono
in gravi e durature alterazioni del comportamento.
L'ambiente e', quindi, potenzialmente patogeno anche
per il cervello, sia tramite stimoli emotivi di
intensita' e durata superiori alle capacita' di
adattamento dell'individuo, sia come fonte di sostanze
psicoattive.
Tutti questi stimoli agiscono sulle funzioni piu'
complesse del cervello: quelli del quotidiano modificano
lentamente le connessioni tra neuroni tramite i
processi adattativi di apprendimento e memoria.
Quelli eccezionali per contenuto e intensita', inducendo
delle modificazioni profonde, vere forme di patologia
del comportamento, verosimilmente perché superano
le capacita' adattative del sistema nervoso.
Dette capacita' adattative non sono le stesse per
tutti gli individui e le differenze hanno una base
genetica, innegabile anche se non sempre dimostrata,
e una appresa, culturale o adattativa. Per cui il
privilegiare l'individuo rispetto all'ambiente,
o viceversa, non ha senso se non per motivi strumentali
alla didattica. Chi lo fa aprioristicamente e non
accetta il dialogo, si pone in una posizione dogmatica
di rifiuto del nuovo che e' incompatibile col progresso
scientifico. |