La diffusione del'uso della cannabis, che
a partire dagli anni '60 ha investito massicciamente
la popolazione giovanile, ha raggiunto il massimo
livello nel corso degli anni '70. Da allora, si
è assistito ad un progressivo declino. Secondo una
delle più nol indagini epidemiologiche sull'argomento,
la High School Senior Survey (condotta sugli studenti
delle ultime classi delle scuole superiori), nel
1969 il 20% degli intervistati aveva assunto cannabis
almeno una volta nella vita. Nel 1979 la percentuale
era salita; 60.4%, per poi ridiscendere, nel 1990,
fino al 40.7%. Secondo la stessa indagine, Ia percentuale
dei soggetti che facevano uso quotidiano di cannabis,
e che possiamo pertanto considerare maggiormente
a rischio, era passata dal 10.7% del 1978 al 2.2%
del 1990.
Tra le ragioni di questa tendenza generale alla
riduzione dell'uso di marijuana va annotata la modificazione
dell'orientamento culturale ed in particolare la
mutata percezione della pericolosità delle droghe.
L'uso della marijuana è stato storicamente associato
ad una particolare cultura caratterizzata dalla
perdita di interesse o anche dalla mancanza di riguardo
per i simboli tradizionali della religione, dello
stato, della famiglia e dell'autorità. L'atteggiamento
dei giovani degli anni '60 e '70 era proteiforme
e creativo, sebbene ansiogeno. La fine degli anni
'70 e gli anni '80 sono stati caratterizzati invece
da uno stile di vita più conservativo e controllato,
dove la consapevolezza tra i giovani che il mondo
non si può cambiare può avere reso meno desiderabile
l'alterazione dello stato di coscienza prodotto
dalla marijuana.
All'aumentata percezione della pericolosità della
cannabis degli ultimi anni possono avere contribuito
diversi fattori, quali la osservazione delle reazioni
avverse negli amici che l'hanno utilizzata e il
forte impegno contro le droghe manifestato dall
associazioni dei genitori e dai media con le loro
campagne. È probabile che anche l'aumento del prezzo
della sostanza possa avere contribuito alla riduzione
dell'uso.
MODELLI D'USO. Tra
gli estremi dell'uso occasionale e di quello cronico,
vi è una grande variabilità nella modalità di uso
dei derivati della cannabis. Se considerazioni di
carattere geografico, sociale e culturale sono importanti
per la predisposizione, la frequenza e la modalità
dell'uso dipendono invece fondamentalmente dalla
interazione tra gli effetti psicoattivi della sostanza
e le caratteristiche di personalità dell'individuo.
Nella vita dell'assuntore occasionale la marijuana
svolge un ruolo marginale. Solitamente il consumo
è ristretto ad incontri di gruppo, nei quali il
rituale della preparazione e condivisione del "joint"
è parte integrante dell'interazione sociale. In
genere non si associa l'uso di altre sostanze.
L'uso continuativo può variare da quello di una
sigaretta di marijuana al giorno, allo scopo di
rilassarsi dopo la scuola o il lavoro, a quello
compulsivo, nel quale la sostanza viene usata quotidianamente
per tutto l'arco della giornata. Nel consumatore
compulsivo, il procacciamento e l'assunzione della
cannabis divengono le preoccupazioni dominanti della
vita. Alcuni di questi individui sono dei "puristi",
che usano solo cannabis; molti altri assumono anche
una varietà di altre droghe.
MARIJUANA E DROGHE PESANTI. L'uso
di marijuana solitamente precede l'uso di altre
droghe. Ciò non necessariamente significa che la
marijuana porti alla dipendenza da altre sostanze.
La maggior parte degli individui prima di assumere
marijuana ha assunto vino, sigarette, caffè e perfino
latte. Non per questo si può parlare di causalità.
È comunque ipotizzabile che la marijuana, chiamata
anche "droga d'ingresso", un qualche ruolo
sull'uso di altre sostanze lo svolga. Gli effetti
piacevoli della marijuana, la constatazione che
il suo uso non è poi così pericoloso quanto i genitori
o i media danno ad intendere, possono incoraggiare
la sperimentazione di altre droghe. Inoltre, essendo
l'uso della marijuana illegale, per l'assuntore
possono essere minori le resistenze verso l'uso
di altre sostanze illegali: la stessa attività di
ricerca della marijuana facilita l'incontro con
persone che usano altre droghe. Infine va segnalato
anche l'aspetto finanziario: mentre il costo della
cocaina e della eroina si è progressivamente ridotto,
quello della marijuana continua a crescere. I cosidetti
"nickel bags" (confezioni da cinque centesimi),
che un tempo costavano 5 dollari, oggi costano tra
i 10 ed i 20 dollari.
LA STORIA NATURALE DELL'USO Dl CANNABIS.
Sebbene il modello di uso della marijuana
nell'adulto non sia stato bene studiato, I'esperienza
clinica suggerisce che con l'avanzare dell'età vi
sia una tendenza alla riduzione dell'uso. La storia
naturale del consumatore di cannabis sembra evidenziare
un decremento dell'uso verso i 30 - 40 anni, quando
la sostanza viene considerata meno attraente e fonte
di effetti psicoattivi di tipo disforico. Noi abbiamo
seguito un gruppo di persone che col tempo aveva
ridotto significativamente la frequenza d'uso. Si
trattava di persone di successo, appartenenti alla
classe sociale media, di età compresa tra i 30 e
i 50 anni e di razza bianca. Dopo molti anni di
uso quotidiano costoro riferivano, non senza imbarazzo,
che fumare quantità elevate di marijuana li rendeva
ansiosi, irrequieti e paranoici. Continuavano ad
affermare che a loro la cannabis piaceva, ma solo
occasionalmente ed in piccole dosi. Col passare
degli anni, per queste persone aumentava invece
l'appetibilità di sostanze associate a sensazioni
di potenza, di energia e di produttività, come l'alcol
e la cocaina. Non importava se a queste sensazioni
non si accompagnasse un reale miglioramento della
performance. Ciò che contava era la sensazione prodotta.
L'intossicazione da marijuana è caratterizzata da
una alterazione della percezione del tempo, che
sembra rallentato, e da una ridotta capacità di
concentrazione. È probabile che questo stato sia
gradevole per i giovani che non devono confrontarsi
con i limiti imposti dal tempo. Quando però I'individuo
comincia a fare i conti col processo dell'invecchiamento
e ad attribuire un qualche valore alla produttività
e all'ambizione, la passività e la lassitudine indotte
dalla marijuana possono essere causa di ansia. È
anche possibile che l'aumento dei sintomi d'ansia
e disforia che si osserva con l'uso cronico di cannabis,
sia da mettere in relazione con i fenomeni di kindling
e sensibilizzazione già ipotizzati per spiegare
le convulsioni da cocaina e gli attacchi di panico
nei disturbi d'ansia e depressivi.
EFFETTI PSICOATTIVI.
Gli effetti psichici della cannabis variano
in dipendenza della preparazione, della dose, della
via di somministrazione, della personalità dell'assuntore,
delle sue aspettative e del contesto nel quale viene
utilizzata. È comune una alterazione della percezione
dei suoni, dei colori, dei discorsi e del gusto.
Anche l'umore viene interessato in modo variabile.
Di solito viene sperimentato una sensazione di accresciuto
benessere, ma talvolta anche di depressione ed ansia.
Vi possono essere iperattività e ilarità o anche
passività, apatia e sonnolenza. ll flusso ideativo
può apparire accelerato e vi può essere un certo
rilassamento delle associazioni. Gli individui possono
diventare più loquaci o più silenti. ll tempo sembra
trascorrere più lentamente ed il bisogno di attività
è minore, ma senza sensazione di noia. I fumatori
riferiscono di lunghi periodi di tempo trascorsi
ascoltando musica o leggendo. l problemi possono
apparire meno pressanti, sebbene si possa osservare
anche l'opposto.
VALUTAZIONE E DIAGNOSI Dl DIPENDENZA
E ABUSO. La valutazione
di un individuo per il quale si sospetta l'uso di
sostanze psicoattive, non può prescindere da una
accurata raccolta anamnestica, dall'esame fisico
e da una valutazione psichiatrica.
Poiché la marijuana viene utilizzata spesso in associazione
con altre sostanze, è inoltre importante verificare
il tipo di relazione esistente. Per esempio, per
chi abusa di cocaina la marijuana può servire per
alleviare le sensazioni d'ansia da essa prodotte,
mentre per chi abusa di eroina o alcol può servire
ad aumentarne gli effetti.
In numerose circostanze il processo diagnostico
può avvalersi di analisi tossicologiche per la ricerca
delle sostanze d'abuso o dei loro metaboliti nei
liquidi biologici. L'esame tossicologico delle urine,
indicato quando si sospetti l'uso di cannabis, può
aiutarci ad esempio a chiarire l'origine di uno
stato di intossicazione acuto o di un improvviso
cambiamento dello stato mentale, dell'umore o del
comportamento.
A
questo proposito va osservato che esiste una
scarsa correlazione tra data ed entità del
consumo di cannabis da una parte e concentrazione
dei suoi metaboliti nei liquidi biologici
dall'altra. A causa della loro elevata liposolubilità,
il D-9-tetraidrocannabinolo (THC) ed i suoi
metaboliti si accumulano nei tessuti adiposi
e vengono eliminati dall'organismo molto più
lentamente rispetto ad altre sostanze. Il
principale metabolita, il 11-nor-D-9-THC-acido
carbossilico, può essere rilevato nelle urine
per 4-6 giorni dopo un uso acuto di cannabis
e per 20-30 giorni dopo un uso cronico.
Sebbene con l'uso cronico di cannabis sia
stata riportata la comparsa di tolleranza
verso la maggior parte degli effetti prodotti,
gli individui con dipendenza da cannabis solitamente
non sviluppano dipendenza fisica. |

Tessera della Associazione
Consumatori Cannabis
|
L'elemento
centrale della dipendenza da cannabis è rappresentato
dalla compulsione. Sintomi caratteristici, in accordo
col DSM-IV sono: I'uso della sostanza durante tutto
l'arco della giornata, per un periodo di mesi o
anni; I'incapacità di ridurne le dosi o di controllarne
l'assunzione; I'uso continuato nonostante la presenza
di problemi fisici o psicologici causati o aggravati
dalla sostanza; la compromissione di importanti
attività scolastiche, lavorative o ricreative a
causa del suo uso.
La diagnosi di abuso trova posto laddove sia rilevabile
un maladattamento, ma non siano presenti tutti i
criteri necessari per la diagnosi di dipendenza.
REAZIONI AVVERSE ACUTE
Disturbi d'ansia.
Le reazioni avverse più comunemente riportate
sono l'ansia e gli attacchi di panico. Solitamente
compaiono durante il periodo di intossicazione e
si risolvono entro qualche minuto o qualche ora,
persistendo solo raramente oltre le 24 ore.
È più facile che queste reazioni si manifestino
fra i principianti, soprattutto se l'assunzione
di marijuana avviene in un ambiente estraneo o minaccioso.
L'intensità è variabile e va da uno stato di modesto
disconforto ad un franco quadro isterico, con sensazione
di impedimento motorio e respiratorio o di imminente
attacco cardiaco.
L'intervento più indicato consiste nella rassicurazione:
in genere è sufficiente ricordare al paziente che
i sintomi presentati sono abbastanza comuni, che
sono prodotti dalla sostanza e che si risolveranno
rapidamente. Talvolta può essere utile un ansiolitico,
preferibilmente di rapido effetto e lunga durata
d'azione, come diazepam, 10-30 mg, o lorazepam,
1-3 mg.
La persistenza dello stato ansioso è più probabile
in individui psicologicamente predisposti.

Preparazione dello spinello
|
Psicosi.
Un quadro clinico di rara osservazione
è il disturbo psicotico indotto da cannabis.
Esso si sviluppa rapidamente dopo l'uso della
sostanza e in genere recede entro uno o pochi
giorni. Solitamente comprende deliri di persecuzione
o di gelosia, mentre la presenza di allucinazioni
è rara. Altri sintomi associati sono: ansia,
labilità emotiva, depersonalizzazione e, al
cessare dell'episodio, amnesia.
I limiti tra stati d'ansia, attacchi di panico
e disturbo psicotico indotto da cannabis non
sono netti. Anche la comparsa di un disturbo
psicotico dipende dalla dose assunta, dalla
personalità premorbosa dell'individuo e dall'ambiente.
In soggetti predisposti il disturbo psicotico
indotto da cannabis può preludere ad una psicosi
persistente.
Il trattamento di questo disturbo può includere,
oltre agli interventi già enunciati per le
reazioni d'ansia, l'uso di un neurolettico
(aloperidolo 2-4 mg). |
Delirium.
La comparsa di delirium, con obnubilamento
della coscienza, confusione, depersonalizzazione
e alterazione del pensiero, spesso consegue all'ingestione
di grandi quantità di cannabis in una delle sue
numerose forme. Vi possono anche essere compromissione
della memoria, allucinazioni visive ed uditive,
paranoia e comportamento bizzarro o violento. Sono
stati riportati quattro casi nei quali si associava
mutismo. La durata del disturbo varia da poche ore
a pochi giorni. La relazione di questo quadro con
la psicosi schizofreniforme rimane poco chiara.
Per il trattamento si usano farmaci ansiolitici
e neurolettici.
Flashback. ll
flashback consiste nella transitoria ricomparsa
di sensazioni e percezioni sperimentate sotto l'effetto
di una sostanza psichedelica. Fumare marijuana può
fungere da fattore scatenente il flashback. Altri
fattori scatenanti sono la fatica, lo stress emotivo
e l'alterato funzionamento dell'lo. Il flashback
puòdurare secondi o ore e può essere vissuto come
piacevole o terrifico. Spesso sono presenti distorsione
visiva, alterazione dello stato affettivo, depersonalizzazione
e sintomi fisici.
L'uso continuato di cannabis o di sostanze psichedeliche
può aumentare l'incidenza di flashback. Anche per
questo quadro l'intervento comprende la rassicurazione
e la terapia ansiolitica. Anche la psicoterapia
può essere utile. In casi estremi può essere indicato
il trattamento con neurolettici.
USO CRONICO Dl CANNABIS E PSICOPATOLOGIA.
Come per le altre sostanze d'abuso, le manifestazioni
psicopatologiche che si osservano dopo l'uso cronico
sono la conseguenza dell'interazione fra psicobiologia
dell'assuntore e effetti psichici della sostanza.
È ovviamente difficile verificare quanto I'uso della
marijuana sia la conseguenza della psicopatologia
di base del soggetto e quanto ne sia invece la causa.
autoterapia.
L'abuso e la dipendenza da cannabis sono
spesso associati alla presenza di disturbi psichiatrici
come i disturbi dell'umore, la schizofrenia, i disturbi
di personalità. L'uso autoterapico della marijuana
nei portatori di patologie affettive, ben si accorda
con le sue proprietà ansiolitiche e sedative. Essa
può aiutare il soggetto ad alleviare le sensazioni
di depressione, rabbia, vergogna e solitudine solitamente
associate agli stati di sregolazione affettiva.
Poichè la cannabis ha comunque effetti psicotomimetici,
è difficile capire come anche gli psicotici possano
utilizzarla in senso autoterapico. Sicuramente altre
sostanze, ad esempio l'eroina, sarebbero più utili
allo scopo. in realtà gli schizofrenici spesso riferiscono
che i farmaci antipsicotici producono sensazioni
di vuoto, di passività, di sottomissione. In relazione
all'uso di cannabis questi pazienti riportano una
esperienza bifasica: la prima caratterizzata da
sensazioni di rilassamento, di energia e di innalzamento
dell'umore; la seconda caratterizzata da deterioramento
psichico, da disorganizzazione e da aggravamento
delle allucinazioni uditive. È probabile che i pazienti
schizofrenici, pur di poter sperimentare dei fugaci
momenti di euforia e di fuga, siano disposti ad
accettare un peggioramento della sintomatologia.
È anche possibile che gli effetti anticolinergici
della cannabis riducano l'efficacia dei neurolettici.
Si è osservato che una delle cause più frequenti
di ricovero per i pazienti schizofrenici è I'abbandono
delle terapie neurolettiche e l'uso di cannabis.
Il tipo di trattamento da instaurare nei confronti
di pazienti con disturbi mentali e abuso di cannabis
deve tenere conto dello specifico quadro clinico.
Vanno affrontate le tematiche della autoterapia
e della razionalizazione. In tal senso può essere
utile coinvolgere questi pazienti in terapie di
gruppo. I pazienti in trattamento neurolettico devono
essere specificamente avvertiti del pericolo legato
all'uso di cannabis.
Psicosi.
È stata ripetutamente segnalata la comparsa
di episodi psicotici prolungati (giorni o settimane)
e psicosi croniche scatenati dall'uso di dosaggi
elevati di cannabis per lunghi periodi. I tentativi
di distinguere queste sindromi dalla schizofrenia
classica non sono stati coronati da successo. Non
è chiaro se possano presentarsi anche in individui
non psicopatologicamente predisposti. La nostra
impressione clinica è che al termine di un episodio
psicotico acuto scatenato dalla cannabis, possa
persistere per lunghi periodi una sintomatologia
psicotica attenuata, con pensieri paranoidi e allucinazioni
uditive.
I quadri psicotici scatenati dalla marijuana, se
i sintomi persistono, dovrebbero essere trattati
come psicosi funzionali. Nel nostro centro, quando
la componente ansiosa è predominante, usiamo gli
ansiolitici (diazepam 40-60 mg al dì in dosi refratte),
nel tentativo di far "abortire" I'episodio
psicotico. In seguito, se è necessario, somministriamo
dosi appropriate di farmaci neurolettici.
Sindrome amotivazionale.
In utilizzatori cronici di cannabis è stata
descritta una sindrome amotivazionale, caratterizzata
da apatia, riduzione delle attivita finalizzate,
incapacità di gestire nuovi problemi, distraibilità,
compromissione del giudizio e delle abilità comunicative.
Questa sindrome è stata utilizzata per spiegare
il deterioramento della personalità e la compromissione
della performance scolastica osservati nei giovani
assuntori. Si tratta comunque di osservazioni non
controllate e non replicate in altri studi sull'argomento.
Data l'azione farmacologica della cannabis, che
include sedazione, compromissione della attenzione
e della memoria a breve termine, è possibile che
in alcuni giovani vulnerabili il suo uso possa essere
responsabile di un ottundimento dell'ambizione e
dell'iniziativa e di una compromissione della performance
scolastica. In altri giovani comunque, sebbene l'uso
di cannabis si associ a profondi cambiamenti nell'abbigliamento
e nel comportamento, il grado di intraprendenza
appare notevole, purchè valutato rispetto al perseguimento
di obiettivi che hanno un valore nel loro contesto
sociale.
È probabile che la sindrome amotivazionale sia semplicemente
una variante del disturbo da dipendenza gia descritto
precedentemente.
TRATTAMENTO DELL'ABUSO E DIPENDENZA
DA CANNABIS. ll trattamento
si articola nelle diverse fasi della disintossicazione,
della remissione e della riabilitazione. Spesso
il primo problema col quale ci si confronta è la
tendenza del paziente a negare il suo stato di dipendenza
e ad accettare il trattamento. Nella prima fase
è importante aiutare il paziente a riconoscere che
la sostanza sta interferendo significativamente
con la sua vita. L'esecuzione di regolari test tossicologici
urinari sono particolarmente utili in questa fase:
oltre che costituire un indice obbiettivo dell'andamento
della terapia, aiutano anche il paziente a controllare
l'atteggiamento di negazione, sollevandolo dalla
responsabilità di dover riferire regolarmente al
terapeuta sull'uso della sostanza.
Non vi è accordo generale sull'esistenza di una
sindrome di astinenza da cannabis. Una sintomatologia
caratterizzata da nausea, mialgia, irritabilità,
nervosismo, irrequietezza, depressione ed insonnia
è stata descritta sia nell'animale che nell'uomo,
dopo la brusca sospensione di un uso protratto e
ad alti livelli. Gli stessi sintomi non sono stati
riportati con altre modalità di uso. Nella maggior
parte dei casi la sintomatologia è modesta ed influenzata
dalla personalità premorbosa. In genere il supporto
e la rassicurazione sono sufficienti a facilitare
il processo astinenziale.
Nella fase di remissione l'intervento può richiedere
da 2 a 12 mesi. ll trattamento è finalizzato alla
prevenzione della ricaduta ed allo sviluppo delle
competenze sociali. Alcuni degli elementi critici
da affrontare sono: il riconoscimento dei segni
precoci di ricaduta; la discussione dei cosidetti
"ricordi euforici", consistenti nella
tendenza a ricordare solo gli aspetti positivi dell'esperienza
con le droghe; il superamento del desiderio di riguadagnare
il controllo sulla sostanza; il rinforzo degli aspetti
negativi della droga; I'evitamento delle situazioni
condizionanti la riacquisizione di comportamenti
tossicomanici ("persone, luoghi e cose");
I'isolamento delle "cadute", così che
non diventino delle "ricadute"; I'apprendimento
di nuovi metodi di gestione degli stati emotivi
che sono alla base del craving; lo sviluppo di alternative
piacevoli e gratificanti.
Sono pochi i programmi specificamente indirizzati
al trattamento dei disturbi da uso di cannabis.
Nel corso del trattamento a lungo termine il contratto
può includere la semplice partecipazione alle sessioni
settimanali di terapia di gruppo, allo scopo di
rinforzare l'impegno nell'astensione, di migliorare
le competenze relazionali e controllare la riemergenza
della negazione. Dovrebbe anche essere incoraggiata
la partecipazione ai gruppi di autoaiuto.
Nei
programmi costruiti sull'esempio di quello
degli Alcolisti Anonimi, gli individui vengono
incoraggiati a considerarsi "in riabilitazione".
Questo approccio, dimostratosi efficace
per gli adulti, può non essere necessario
nei giovani. Dopo un anno o più di astensione
dall'uso di sostanze e di buon adattamento
sociale, è meglio che i giovani vengano
incoraggiati a considerarsi simili ai loro
pari, sebbene a maggiore rischio. Le tecniche
utilizzate durante queste fase possono includere
varie forme di psicoterapia individuale
e di gruppo, la terapia della famiglia,
i programmi organizzati secondo il modello
dei 12 passi degli Alcolisti Anonimi.
È ovviamente importante sottolineare che
per molti adolescenti l'uso sperimentale
o intermittente di marijuana è "normativo"
all'interno del loro gruppo, esercita un
minimo impatto sulla loro salute e nessuno
sul loro adattamento psicosociale. Forzare
questi giovani ad un trattamento può servire
a rovinare le loro vite e le loro carriere
scolastiche, rinforzare le insicurezze sulle
loro capacità e stigmatizzarli. La valutazione
dell'opportunità di un trattamento talvolta
costituisce un difficile problema clinico
che richiede un attento bilancio tra rischi
e benefici. |
Robert
B. Millman è professore di medicina e psichiatria
alla Cornell University e direttore dei
Servizi per l'abuso di alcol ed altre sostanze
al New York Hospital Payne Whitney Psychiatric
Clinic. Dopo aver studiato medicina interna
e psichiatria al New York Hospital, egli
ha dedicato la sua vita alla ricerca, al
trattamento ed all'organizzazione nelle
aree dell'abuso di alcol e droghe, della
psichiatria di comunità e della salute pubblica.
Il Prof. Millman ha contribuito allo sviluppo
di un range di programmi innovativi per
il trattamento della tossicodipenza sia
negli adolescenti che negli adulti. |
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