Dipendenza fisica
e psicologica dall'alcol
Modelli animali di alcolismo
Modelli animali di dipendenza psicologica
Ruolo della dopamina nel craving
Al di qua e al di là della dopamina
I farmaci per l'alcolismo
Farmaci per diminuire il craving
Il craving nei disturbi compulsivi

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Dipendenza
fisica e psicologica dall'alcol |
L'alcolismo
e' una malattia della volonta' che si fonda sugli stessi
meccanismi su cui si basano gli istinti piu' naturali.
L'alcolista e' un individuo che non puo' fare a meno dell'alcol.
Se egli interrompe l'assunzione giornaliera di alcol,
sviluppera' la sindrome d'astinenza: uno stato cioe' di
grande malessere, caratterizzato da sintomi fisici e psichici
di differente gravita', tra i quali l'ansia, la depressione,
i tremori, il delirio e convulsioni anche mortali.
L'alcolista ricorre all'alcol per sopprimere questi sintomi:
per lui l'alcol e' un farmaco e contemporaneamente anche
un veleno.
Anche il medico dispone di differenti farmaci, meno tossici
dell'alcol, capaci di sopprimere in tempi brevi la sindrome
d'astinenza. Poiché dopo la disintossicazione i sintomi
fisici e soggettivi della sindrome sono scomparsi, alcuni
medici sono convinti che l'alcolista disintossicato non
costituisca piu' un problema medico.
Per loro il fatto che l'alcolista non rimanga astinente
dopo la disintossicazione e' un problema psicologico,
sociologico, una scelta volontaria o un vizio.
L'uso del disulfiram (Antabuse) nel trattamento dell'alcolismo
riflette un'interpretazione moralistica delle ricadute.
Come e' noto, infatti, questo farmaco impedisce la degradazione
dell'acetaldeide, che si origina nell'organismo dall'alcol
ingerito.
Qualora il paziente che ha preso il disulfiram assuma
anche alcol, l'acetaldeide produrra' una reazione talmente
spiacevole che egli si pentira' amaramente di aver disobbedito
al medico che gli ha proibito di bere.
Il disulfiram e' un trattamento avversivo, né piu' né
meno del serpentello o del ragno che i Romani ponevano
nel fondo del bicchiere di vino per terrorizzare il bevitore.
Ma se milioni di alcolisti, in tutto il mondo, si comportano
allo stesso modo (nel senso che riprendono ineluttabilmente
a bere nonostante i fermi propositi di non farlo) e' pensabile
che, al di la' delle motivazioni individuali, esista un
substrato biologico comune, responsabile di questa malattia
della volonta', che rende incapaci di resistere alla tentazione
del bere?
L'alcol viene desiderato per gli effetti positivi (euforizzanti,
ansiolitici, antidepressivi) e per la sua capacita' di
sopprimere il malessere che esso stesso ha prodotto, cioe'
i sintomi dell'astinenza.
Ma la compulsione al bere puo' essere dissociata dagli
effetti desiderati; l'assunzione dell'alcol puo' avvenire
automaticamente senza che l'alcolista ne sia consapevole.
Il pensiero ossessivo puo' non essere il desiderio di
bere ma quello di resistere. |

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Modelli
animali di alcolismo |
Le
nostre conoscenze sul substrato biologico della dipendenza
dall'alcol sono straordinariamente cresciute negli ultimi
quindici anni, per merito dei modelli sperimentali di
alcolismo.
Come e' ormai noto, tutte le droghe che producono dipendenza
nell'uomo, e solo quelle, lo fanno anche negli animali
da esperimento.
Questo fatto offre allo sperimentatore la possibilita'
di studiare le modificazioni prodotte nel cervello dalle
suddette droghe, cio' che altrimenti non sarebbe possibile.
Ad esempio nel ratto, o nel topo, e' relativamente facile
produrre la dipendenza fisica dall'alcol mediante la somministrazione
forzata di grandi quantita' di alcol per diversi giorni
consecutivi. La scimmia Rhesus impara rapidamente ad autoiniettarsi
in vena grandi quantita' di alcol, fino ad intossicarsi.
Alla sospensione del trattamento, sia il ratto che la
scimmia presenteranno una sindrome d'astinenza, che ha
caratteristiche molto simili a quelle dell'uomo ed e'
sensibile agli stessi trattamenti usati nella condizione
umana. E' stato dimostrato che alcuni sintomi della sindrome
d'astinenza sono sostenuti sia da una diminuita attivita'
GABAergica, che da una contemporanea stimolazione da parte
dell'acido glutammico di una particolare categoria di
recettori chiamati recettori dell'NMDA.
La presenza di queste modificazioni puo' spiegare l'efficacia,
nella sindrome d'astinenza, delle benzodiazepine (che
ripristinano la funzione GABAergica), cosi' pure quella
dei bloccanti dei recettori dell'NMDA. Purtroppo quest'ultima
categoria di farmaci non e' ancora disponibile in clinica.
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Modelli
animali di dipendenza psicologica |
Gli
animali di laboratorio possono essere indotti a preferire
l'alcol all'acqua attraverso differenti accorgimenti,
come quello di sostituire tutta l'acqua da bere con la
soluzione alcolica, o quello di correggerne il sapore
(il gusto dell'alcol in generale non piace all'animale)
miscelandola con soluzioni dolcificate.
L'animale preferira' l'alcol all'acqua quando ne avra'
provato gli effetti centrali.
Come si e' detto, la scimmia puo' essere facilmente indotta
ad iniettarsi l'alcol in vena o direttamente nello stomaco
attraverso un catetere.
Tra i roditori, una piccola percentuale preferisce spontaneamente
l'alcol (al 10%) all'acqua. Facendo accoppiare selettivamente
questi animali, e' possibile ottenere linee di ratti geneticamente
"bevitori".
Nel nostro laboratorio sono state selezionate due linee
di ratti, definite rispettivamente Sardinian alcohol-preferring
(sP) e -non preferring (sNP). I primi, quando siano messi
a scegliere tra l'acqua ed una soluzione di alcol al 10%,
preferiscono quest'ultima e assumono piu' di 6 grammi
di alcol per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
L'animale che si autoinietta volontariamente l'alcol in
vena, quello che se lo somministra direttamente nello
stomaco o lo assume per os, superando la naturale avversione
per le sue caratteristiche organolettiche, ci hanno offerto
importanti informazioni sul substrato biologico della
cosiddetta dipendenza psicologica. |

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Il
ruolo della dopamina nel craving |
Convincenti
evidenze sperimentali indicano che il sistema dopaminergico
mesolimbico svolge un ruolo determinante sia nella motivazione
ad assumere l'alcol che nell'iniziare il comportamento
ingestivo o di autosomministrazione.
E' stato infatti osservato che la somministrazione di
alcol stimola l'attivita' elettrica dei neuroni dopaminergici
ed il rilascio di dopamina dalle terminazioni nervose
nelle aree del sistema limbico. Nel modello di autosomministrazione
volontaria, se l'alcol e' disponibile solo entro tempi
ristretti, il rilascio di dopamina ha inizio nella fase
appetitiva, nei momenti cioe' che precedono "l'apertura
del bar", e continua durante l'intera fase consumatoria.
Ma la dopamina svolge un ruolo piu' generale nel controllo
della motivazione (desiderio) e dell'azione orientata
al consumo dell'oggetto del desiderio.
Come ho riferito in un precedente articolo su questa rivista,
non solo tutte le droghe di abuso attivano il sistema
mesolimbico, ma anche due stimoli fisiologici fondamentali,
il sesso ed il cibo, si comportano come le droghe d'abuso.
Cosi', la presenza di una femmina in estro o l'offerta
di un cibo appettitoso producono nel ratto un rilascio
di dopamina nel sistema limbico, ne' piu' ne' meno che
l'offerta di alcol, cocaina, eroina nell'animale dipendente
da queste sostanze.
Anche nel caso del sesso e del cibo, il rilascio di dopamina
continua durante la fase consumatoria, durante il coito
e l'ingestione del cibo.
E' ragionevole pensare che questi stimoli naturali non
imitino l'azione delle droghe, ma viceversa. La dopamina
non e' li' per aspettare l'alcol o la cocaina, ma per
controllare quelle motivazioni e azioni (appetito e consumazione)
fondamentali per la conservazione dell'individuo e della
specie.
Il segreto della capacita' delle droghe di produrre craving
(la compulsione ad assumerle) si spiega con la loro capacita'
di stimolare con meccanismi differenti gli stessi meccanismi
neurotrasmettitoriali, che vengono normalmente attivati
dal cibo e dal sesso.
L'uomo ha scelto l'alcol, la morfina, la cocaina quando
ha scoperto la loro capacita' di ingannare i sistemi neuronali
del desiderio e del piacere. |

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Al
di qua e al di là della dopamina |
Il
sistema dopaminergico non e' il solo implicato nella dipendenza
dall'alcol.
L'alcol modifica, a monte, diversi sistemi neuronali che
controllano il sistema dopaminergico e, a valle, altri
sistemi neuronali con i quali il sistema dopaminergico
comunica.
Infatti l'alcol non ha un recettore specifico nel cervello,
ma modifica le caratteristiche chimico-fisiche delle membrane
neuronali (cfr. B. Tabakoff, pp. 20-25). L'aumentata,
o diminuita, "fluidita'" della membrana provoca,
a sua volta, alterazioni (aumento o diminuzione) della
funzione dei recettori legati alle membrane, sopratutto
quelli dell'acido glutammico e del GABA.
Le conoscenze di queste interazioni sono ancora incerte
ed oggetto di intense ricerche.
Nell'ambito ristretto di questo articolo, potro' soltanto
accennare agli effetti dell'alcol sul sistema GABAergico,
serotoninergico ed oppioide, poiche' la loro conoscenza
puo' essere utile per capire il razionale dei farmaci
usati in clinica nel trattamento del craving per l'alcol.
L'alcol non stimola direttamente i neuroni dopaminergici.
Lo fa indirettamente sopprimendo l'inibizione su questi
neuroni da parte di "neuroni GABAergici": quando
questi ultimi sono inibiti, i primi si "disinibiscono".
Nell'inibire i "neuroni GABAergici", l'alcol
agirebbe, a sua volta, potenziando l'azione inibitoria
del GABA o degli oppioidi. Questa seconda ipotesi e' sostenuta
dal fatto che anche la morfina, come l'alcol, disinibisce
i neuroni dopaminergici con meccanismo simile a quello
dell'alcol.
Sembra che le endorfine giuochino un ruolo favorente anche
nella preferenza per l'alcol. Cio' e' sostenuto dall'osservazione
che il contenuto di beta-endorfina nel nucleo accumbens
(un'area del sistema limbico importante nel controllo
del craving) e' inferiore in uno stipite di topi "bevitori"
rispetto ai topi "astemi", e che nei primi l'ingestione
volontaria di alcol fa aumentare la produzione di beta-endorfina.
Per quanto riguarda la serotonina, semplificando con una
metafora automobilistica, la serotonina sembra svolgere
il ruolo di freno sul craving, al contrario della dopamina
che ne e' invece l'acceleratore.
Gli animali geneticamente predisposti a diventare "bevitori"
hanno una ridotta attivita' serotoninergica e, viceversa,
i farmaci che potenziano la funzione serotoninergica diminuiscono
la voglia di bere non solo negli animali, ma anche nell'uomo. |

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I farmaci per l'alcolismo |
I
farmaci di uso clinico nell'alcolismo sono impiegati allo
scopo di controllare quattro principali condizioni:
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- il
craving: il desiderio incontrollabile di bere;
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- l'intossicazione
alcolica: le conseguenze comportamentali del bere
incontrollato;
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- la
crisi di astinenza: le conseguenze dello smettere
di bere;
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- la
psicopatologia concomitante: i disturbi psichici che
precedono, accompagnano, e seguono l'alcolismo.
Il
craving e' responsabile delle ineluttabili ricadute dell'alcolista,
nonostante i suoi fermi propositi di rimanere astinente.
Ogni ricaduta, anche se avviene dopo mesi o anni dall'ultima
bevuta, rimettera' l'alcolista astinente nella condizione
iniziale di dipendenza.
Poiché il craving e' il piu' importante problema nell'alcolismo,
qui saranno presi in esame quasi esclusivamente i farmaci
usati per ridurre questa condizione.
Per chiarire il razionale alla base dei trattamenti farmacologici
nel controllo del craving sara' utile, da un punto di
vista didattico, riferirci alle strategie sul controllo
dello stesso insieme di sintomi presenti nella dipendenza
da eroina. Anche l'eroinomane sente in modo ricorrente
il bisogno irresistibile di assumere eroina, un desiderio
che persiste a lungo dopo che i sintomi fisici della crisi
d'astinenza sono scomparsi. Per il paziente dipendente
dall'eroina una ricaduta significa il ritorno immediato
alla condizione iniziale di dipendenza e il vanificare
tutte le energie impiegate nel cammino, anche lungo, verso
il recupero.
Le
due principali classi di farmaci nel trattamento del craving
per l'eroina sono:
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-
- gli
agonisti dei recettori µ degli oppioidi: l'eroina,
il metadone e la buprenorfina;
-
-
- l'antagonista
degli stessi recettori: il naltrexone.
Queste
due categorie di farmaci riflettono due opposte strategie.
Con la somministrazione degli agonisti si offre al paziente
cio' di cui egli sente il desiderio o il bisogno. Questa
strategia nasce da una valutazione pessimistica della
dipendenza da eroina: "l'eroinomane ha bisogno di
eroina o di un oppioide non diversamente che, mutatis
mutandis, il diabetico dell'insulina". Con la somministrazione
di naltrexone, invece, si spera, togliendo al soggetto
la capacita' di provare l'euforia dell'eroina, di ottenere
cosi' l'estinzione del riflesso condizionato, quello che
associa l'assunzione di eroina alla gratificazione.
Non
disponiamo ancora in clinica di un composto che tolga
gli effetti centrali dell'alcol. Alla Hoffmann La Roche
sono stati sintetizzati due "agonisti parziali-inversi"
dei recettori delle benzodiazepine, siglati Ro 15-4513
e Ro 19-4603, i quali si sono rivelati capaci di antagonizzare
l'effetto sedativo e quello ipnotico dell'alcol e di diminuire
il consumo e la preferenza per l'alcol negli animali "bevitori".
Questi composti non possono essere usati in clinica per
la loro tossicita', tuttavia la scoperta della loro azione
anti-alcol ha stimolato intense ricerche di analoghi meno
tossici per uso clinico.
Da
molti anni sono usati in clinica i farmaci "avversivi":
il disulfiram (Antabuse) e la calciocarbamide (Temposil).
Lo scopo dell'uso clinico di questi farmaci non e' molto
diverso da quello del naltrexone, e' quello cioe' di produrre
un condizionamento negativo.
Per prevenire la frequente disobbedienza (no compliance)
del paziente alla prescrizione del medico, il disulfiram
puo' essere somministrato sottocute in formulazioni a
rilascio protratto. I farmaci avversivi non tolgono il
craving, per cui solo una ristretta popolazione di pazienti
puo' essere aiutata dal farmaco a resistere all'impulso
di assumere alcol. |

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Farmaci
per diminuire il craving |
I
principali farmaci di dimostrata efficacia nel diminuire
il desiderio di alcol e, quindi, il suo consumo e il numero
delle ricadute negli alcolisti sono i neurolettici, il
GHB, il naltrexone e la classe dei cosiddetti SSRI (specific
serotonin reuptake inhibitors).
I
neurolettici
Il GHB
Il naltrexone
Gli SSRI |

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Il craving dei disturbi compulsivi |
Chiarire
i meccanismi biologici del craving per l'alcol e le altre
droghe ci aiutera' a comprendere il perche' della patologia
dei disturbi compulsivi: una patologia piu' vasta che include
la bulimia, la cleptomania, il giuoco d'azzardo, l'autolesionismo
e la piromania.
Come per l'alcolista, anche per questi pazienti l'esecuzione
dell'atto impulsivo riduce la tensione insopportabile che
lo presede e l'atto impulsivo da' piacere. Si instaura cosi'
un circolo vizioso.
Alcuni farmaci come il naltrexone o la categoria degli SSRI
si sono rivelati utili anche nel trattamento dei disturbi
compulsivi.
In conclusione, le ricerche sui substrati biologici delle
dipendenze da droghe offrono la possibilita' di chiarire
i meccanismi che sono alla base del desiderio e del piacere
e delle loro patologie. |
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